IL CASO BRAIBANTI

Dal 9 al 19 novembre, in scena in occasione del Cinquantenario del Sessantotto, ritorna ancora in scena Il caso Braibanti, testo di Massimiliano Palmese diretto da Giuseppe Marini.

Nel giugno 1968, infatti, mentre nel mondo infiammava la Contestazione, e giovani e intellettuali chiedevano più libertà e più diritti, in Italia si apriva un processo medioevale ad Aldo Braibanti – ex-partigiano torturato dai nazifascisti, artista, filosofo e naturalista – “per aver assoggettato fisicamente e psichicamente” il ventunenne Giovanni Sanfratello. In realtà il ragazzo, in fuga da una famiglia autoritaria e bigotta, una volta raggiunta la maggiore età si era deciso a seguire le proprie inclinazioni ed era andato a vivere a Roma con Braibanti. Non accettando l’omosessualità del figlio, il padre affidò Giovanni agli psichiatri con la speranza di guarirlo dalla “seduzione” che avrebbe subito, e denunciò l’artista-filosofo con l’accusa di plagio, un reato considerato già allora “un rudere giuridico”. Il caso Braibanti porta, dunque, in scena uno dei più clamorosi casi giudiziari della storia italiana del Novecento. Con un testo tutto costruito su documenti d’archivio, lettere e arringhe, si ripercorrono tutte le fasi del processo, “un oratorio civile” scandito da incursioni di un sax live. l testo dello spettacolo è pubblicato nella collana Teatri di Carta dell’editore Caracò di Bologna.

Il caso Braibanti è nato all’interno della rassegna Garofano Verde – Scenari di teatro omosessuale, a cura di Rodolfo di Giammarco

 

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